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8 ore fa

Roma XVI Basketball

Tenacia, duro lavoro, passione...
Gli ingredienti per arrivare al successo!
#Basket #ILoveThisGame #Italbasket #AbiAbassProtagonista assoluto di queste qualificazioni mondiali, Abibass si è raccontato su The Owl Post.

➡️ www.theowlpost.it/awudu-abass/

"C50"
Buona lettura!
#Italbasket #ThisIsMyHouse #FIBAWC
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Tenacia, duro lavoro, passione...
Gli ingredienti per arrivare al successo!
#Basket #ILoveThisGame #Italbasket #AbiAbass

22 ore fa

Roma XVI Basketball

#u15silver I nostri ragazzi si aggiudicano un match difficile: le polveri bagnate dei nostri ci fruttano solo 41 punti.
Buona la prestazione corale nella fase difensiva, reale protagonista di questo successo contro gli amici dell’ @algarvetorrino
Al fischio finale, il tabellone recita 37-41
#romaxvi #rxvi @ Palatorrino
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#u15silver                                               I nostri ragazzi si aggiudicano un match difficile: le polveri bagnate dei nostri ci fruttano solo 41 punti.
Buona la prestazione corale nella fase difensiva, reale protagonista di questo successo contro gli amici dell’ @algarvetorrino 
Al fischio finale, il tabellone recita 37-41
#romaxvi #rxvi  @ PalatorrinoImage attachment

 

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👏🏻👏🏻👏🏻👏🏻

Bravissimi

Bravi tutti

2 giorni fa

Roma XVI Basketball

[U14]
Vittoria sofferta, ma strameritata per i nostri 2005 contro @lasalleas .
58-54 il punteggio finale!
#RXVI #romaxvi
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[U14]
Vittoria sofferta, ma strameritata per i nostri 2005 contro @lasalleas .
58-54 il punteggio finale!
#RXVI #romaxvi

5 giorni fa

Roma XVI Basketball

"Con la numero 3, i Chicago Bulls scelgono Michael Jordan, da North Carolina".
La stagione da rookie da 28.2 punti. Sam Bowie chiamato prima di lui, i destini di Portland e Chicago che prendono strade opposte. Solo una delle due conosce la gloria eterna.

"Quello era Dio travestito da Michael Jordan". 63 punti a Boston, Larry Bird incredulo. È il 20 aprile 1986 e il mondo si è appena accorto di avere a che fare con un fenomeno.

1987, Seattle e 1988, Chicago. Due spettacolari gare delle schiacciate monopolizzate, il mito di Air Jordan che nasce.

23 marzo 1986, 8 punti in 16 minuti. Evento unico, dato che fino al 2001 non scenderà mai più sotto la doppia cifra. 866 gare di fila.

1987: 137 punti che con 4 partite da giocare lo separano dai 3.000 punti in stagione: 53 ai Pacers, 50 ai Bucks la notte dopo e 61 agli Hawks. Come solo Wilt, 30 anni dopo: missione compiuta.

Il primo MVP: 25 marzo 1988, 35.0 punti, 5.5 rimbalzi, 5.9 assist, 3.2 rubate, 1.6 stoppate, 54% dal campo.

Il titolo di MVP e Difensore dell'anno nella stessa stagione, primo a farlo. Perché ha scritto il concetto di dominio sui due lati del campo.

La stagione '88-89: 10 triple doppie in 11 partite. 11 gare a 33.6 punti, 10.8 rimbalzi e 11.4 assist. Fuori dal mondo.

"The Shot" contro Craig Ehlo, 1989. Fluttuare nell'aria per qualche secondo fin quando l'avversario non scende, per poi lasciare andare uno dei buzzer più belli di sempre.

I 69 punti e 18 rimbalzi contro i Cavs, nel 1990. La miglior prestazione della carriera.

"Hey Dikembe, questo è per te!" Occhi chiusi e tiro libero...solo rete, con dedica a Mutombo e al suo dito rivolto ad ogni giocatore stoppato nella via verso il ferro.

14 febbraio 1990. Gli fregano la canotta in spogliatoio, si imbestialisce, è costretto a indossare la numero 12 e segna 49 punti di pura rabbia.

Playoffs 1991 contro i Knicks, la schiacciata in faccia ad Ewing. Un intero quintetto dei Knicks a rincorrerlo in campo, un quintetto in panchina con le mani nei capelli.

Il sottomano contro i Lakers. Il più bello di sempre. Il mondo che per qualche secondo si ferma a bocca aperta per ammirare quel cambio di mano in aria.

Il Dream Team 1992. Lui, Magic e Larry. La più forte squadra di sempre, i record su record, gli avversari che ne approfittano per fare foto e ricevere autografi prima delle scoppole in campo.

Quel primo tempo delle Finals ‘92 contro i Blazers. 35 punti, 6 triple, e quell'espressione a dire "che posso farci?" entrata nella storia.

Suns-Bulls, 1993: i 41.0 punti di media contro Barkley. Il primo three-peat con 3 premi di MVP delle Finals.

"I'm back", 18 marzo 1995. Troppo forte il richiamo, troppo alta la voglia di competere ancora. 5 notti dopo, 55 punti al Madison Square Garden, segno che è tornato per davvero.

Il quarto titolo, il pianto faccia a terra per la vittoria arrivata proprio nel giorno della festa del papà ormai scomparso.

"The Flu Game": 38 punti senza reggersi praticamente in piedi. Una prestazione che solo col cuore di un campione puoi mettere in piedi se il corpo nel frattempo alza bandiera bianca.

Le parole di Van Gundy prima di una gara coi Knicks nel ‘97: “Li tratta da amici prima di distruggerli sul campo”, e i 51 punti, di cui 12 negli ultimi 14 dei Bulls, nel “Con Game”

L’All Star Game 1997. Quel 9 febbraio in cui diventa il primo di sempre con una tripla doppia nella partita delle stelle.

L'ultimo tiro, 1998. Sesto titolo, un manifesto da consegnare ai posteri. Un Russell messo in ginocchio, un tiro diventato uno dei più famosi della storia. Una delle sue ultime manifestazioni di onnipotenza.

Il ritorno nel 2001, col biennale ai Wizards e lo stipendio interamente devoluto alle forze dell'ordine che lavoravano per rimettere in piedi NY dopo l'11 settembre.

La prima a Chicago da avversario. Le gambe che tremano, i 3 minuti di standing ovation del suo pubblico, una partita normale dettata da quelle emozioni che per una volta hanno avuto la meglio su di lui.

I 43 ai Nets, nel 2002. Primo e unico 40enne capace di segnare un quarantello.

Space Jam, inimitabile. Il miglior giocatore del mondo che recita in un film come fosse attore di Hollywood dalla nascita. Un manifesto per milioni di appassionati.

Il ritiro del numero 23 dagli Heat. Perché essere onorati da un avversario nel modo più alto possibile è qualcosa che solo una leggenda può ottenere.

Quella lingua da fuori in ogni suo gesto...chi non ha provato a copiarla?

...e, dopo aver invitato il pubblico a non ridere durante la cerimonia per l’inserimento nella Hall of Fame, quel "Never say never. Because limits, like fears, are often just an illusion" per chiudere con una delle frasi più iconiche mai sentite la sua straordinaria carriera. Amato, idolatrato, emulato. Punto di riferimento per chiunque prenda quella palla tra le mani sognando, un giorno, di fare il giocatore di basket.

Non è un atleta. È una religione, un marchio, un idolo, uno stile di vita per molti.

Sono 56 oggi. Auguri Michael.
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5 giorni fa

Roma XVI Basketball

15 stagioni.
1.072 partite.
41.011 minuti giocati.

32.392 punti segnati.
6.672 rimbalzi raccolti.
5.633 assist fatti.

10 volte miglior marcatore della NBA, record assoluto.
7 stagioni consecutive come miglior marcatore della lega, record assoluto con Wilt.
69 punti come career high.
30.1 punti di media a partita, record assoluto.
33.4 punti di media in una serie di playoff, record assoluto.
41 punti di media in una serie di finale, record assoluto.
35 punti segnati in un tempo di una gara di finale, record assoluto.
63 punti segnati in una gara di playoff, record assoluto.
9 volte nel quintetto difensivo ideale, record assoluto.
29 tiri decisivi in carriera, record assoluto.
24 canestri fatti in un tempo in una gara di playoff, record assoluto.
Primo giocatore a realizzare una tripla doppia all'NBA All-Star Game.

1 Rookie of the Year.
1 Defensive player of the Year.
5 volte MVP della NBA.
2 ori olimpici.
6 anelli NBA.
6 volte MVP delle NBA Finals.
10 volte miglior marcatore della stagione.
14 volte All Star.
3 volte MVP dell’All Star Game.

10 volte All NBA First Team.
1 volta All NBA Second Team.
9 volte All Defensive First Team.

Voi pensate a tutto quello che avete letto.
E pensate che l’ha fatto con quella mano, con quell’indice.

È vero, i numeri lo offendono.
Ma questi più che numeri sembrano note della più bella, emozionante e maestosa delle sinfonie.

17 febbraio 1963.
Buon compleanno Michael Jordan.
Buon compleanno Dio.
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